Emancipazione e inversione · Italia · Diciannovesimo secolo-1938
L’unificazione ampliò i diritti; in seguito il regime fascista decise che l’origine ebraica li rendeva revocabili.
Esplora: ItaliaPubblicato da WTJPubblicazione aggiornata
Diciannovesimo secolo-1938
Emancipazione e inversione · La cittadinanza apre una porta che il fascismo chiude
L’unificazione ampliò i diritti; in seguito il regime fascista decise che l’origine ebraica li rendeva revocabili.
Cittadini uguali nel regno
L’unificazione italiana estese l’emancipazione via via che i territori entravano nel nuovo regno. Gli ebrei poterono partecipare più pienamente alla vita professionale e civile. A Roma il 1870 pose fine alla residenza obbligatoria nel ghetto. Questi cambiamenti eliminarono restrizioni giuridiche che avevano subordinato l’appartenenza ebraica all’identità religiosa.
La partecipazione non può comprare la sicurezza
Gli ebrei italiani avevano opinioni politiche diverse e alcuni sostenevano il fascismo prima della sua svolta esplicitamente antisemita. Né il servizio patriottico né la precedente lealtà li proteggerono una volta che il regime adottò l’esclusione razziale. L’antisemitismo giudicava le persone attraverso un’identità di gruppo imposta, rendendo la condotta individuale irrilevante.
La svolta del 1938
Il governo di Mussolini introdusse leggi razziali antiebraiche nel 1938. Gli ebrei furono esclusi dalle scuole e dai pubblici impieghi e soggetti ad altre restrizioni. L’Italia non era ancora stata occupata dalla Germania. Il suo stesso regime ha deciso di tradurre il pregiudizio razziale in una politica nazionale applicabile.