Persecuzione stalinista · Russia · 1948–1953

Le campagne di Stalin consideravano la cultura e i professionisti ebrei come segni di slealtà straniera.

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1948–1953

Persecuzione stalinista · Lo Stato si inventa un nemico tra i propri cittadini

Le campagne di Stalin consideravano la cultura e i professionisti ebrei come segni di slealtà straniera.

La precedente promessa di uguaglianza

La rivoluzione pose fine alla discriminazione legale zarista e l’ideologia sovietica condannò formalmente l’antisemitismo. Quella rottura con il vecchio regime era importante. Inoltre, rende la persecuzione successiva un capovolgimento da spiegare, piuttosto che una caratteristica senza tempo di ogni credo comunista o di ogni periodo del dominio sovietico.

Cosmopoliti senza radici

Le ultime campagne di Stalin colpirono intellettuali e professionisti ebrei accusandoli di legami con l’estero e slealtà. Le istituzioni ebraiche furono soppresse e scrittori ebrei giustiziati. Il linguaggio spesso evitava di dire apertamente che gli ebrei erano il nemico, ma poneva l’origine ebraica al centro della scelta dei sospetti.

Crolla la montatura del Complotto dei medici

Nel gennaio 1953 il regime accusò un gruppo di medici, molti dei quali ebrei, di aver cospirato per assassinare i leader sovietici. Il caso è stato inventato. Dopo la morte di Stalin in marzo, le accuse furono respinte. L'autorità statale aveva creato il presunto pericolo; il suo annuncio non è mai stato una prova dell'esistenza del complotto.